STEFANO DUTTO
Imprenditore | Doorbusters
La storia di STEFANO DUTTO - Imprenditore | Doorbusters
Mi chiamo Stefano Dutto e la mia impresa è nata da un sogno, tre figli, una moglie e un furgoncino con pochi attrezzi.
Non avevo molto, ma avevo una convinzione: volevo fare l'imprenditore. Volevo costruire qualcosa di grande, partendo da zero.
All'inizio non ero solo. L'azienda è nata insieme a mio cognato: due visioni diverse, ma lo stesso desiderio di creare qualcosa di importante. Poi, nel giro di meno di un anno, ci siamo divisi e ognuno ha intrapreso la propria strada. È stato un passaggio veloce ma decisivo, perché mi ha costretto a prendermi la piena responsabilità del mio sogno e della direzione che volevo dare alla mia impresa.
I primi anni sono stati una corsa in salita, pieni di sacrifici ma anche di entusiasmo. I risultati arrivavano, e per un po' ho pensato che bastasse quello: lavorare, correre, fare sempre di più.
Poi, due anni fa, mi si è presentata un'occasione che non avevo cercato davvero, ma che ho sentito subito come un richiamo: entrare in Private Community. Non sapevo esattamente perché l'avessi accettata, ma qualcosa mi diceva che era il momento giusto per fermarmi e capire.
Ricordo ancora la prima scossa: il Mindset Booster e lo Skillset Booster mi hanno travolto. Non erano semplici corsi, ma esperienze che mi hanno costretto a guardarmi dentro. Ho capito che non avevo aperto la mia azienda per scommessa, come avevo sempre pensato, ma per chiamata.
Private mi ha dato ciò che non avevo mai avuto davvero: consapevolezza. Mi ha fatto capire che ero già un imprenditore, con una visione, un cuore e la voglia di crescere.
Oggi ho tre furgoni, un magazzino, una squadra vera, mia moglie al mio fianco e due dipendenti che sento parte di me. Ma la cosa più importante non è ciò che si vede. È la calma con cui affronto le cose, la chiarezza che ho costruito strada facendo.
Uno dei cambiamenti più profondi è stato con mia moglie. Io pensavo volesse essere parte attiva dell'azienda, mentre lei voleva solo aiutarmi, senza sentirne il peso. Quell'incomprensione ci aveva creato tensione e frustrazione. In community ho potuto parlarne con sincerità e ascoltare altri imprenditori che vivevano le stesse dinamiche. Lì ho capito: lei non voleva essere mia socia, voleva solo starmi accanto. Da quel momento, tutto è cambiato. Oggi lavoriamo insieme in armonia, con fiducia e rispetto reciproco.
Anche nel mio team c'erano tensioni. Un collaboratore cercava di emergere sugli altri e questo aveva creato malumori. Durante un confronto in community, qualcuno mi disse: "Chiedilo a Combine®." Così ho deciso di provare. Ho preso la mission e la vision aziendale, le ho letteralmente fatte a pezzi e ho chiesto a ogni collaboratore di estrarne una parte. Quel gioco, nato come un esercizio tecnico, ha fatto emergere tutto: non c'erano problemi aziendali, ma nodi relazionali. E li abbiamo sciolti. Uno ha scelto di andarsene, gli altri sono diventati le mie vere braccia. Non collaboratori, ma alleati.
Un'altra lezione potente è arrivata in un sabato mattina, alle sette. Avevo un problema complesso e un membro della community si è offerto di aiutarmi con un'analisi finanziaria. Alla fine dell'incontro mi sono sentito quasi in colpa e gli ho chiesto come potevo ricambiare. Mi ha risposto: "Ogni volta che ti vedo, tu mi dai una mano." Quelle parole mi hanno colpito profondamente. Io, che mi sono sempre visto come uno goliardico, uno che fa ridere, ho capito che anche la leggerezza può essere valore, che anche la mia presenza può servire a qualcuno.
Private mi ha insegnato anche a proteggere il tempo. Oggi condivido il calendario con mia moglie e con i miei collaboratori. Sembra una banalità, ma ha cambiato tutto. Ci ha reso più organizzati, più presenti, più consapevoli. E mi ha restituito spazio per me. Ho ripreso a giocare a calcio, con i dolori del giorno dopo ma con la gioia di chi si sente di nuovo vivo.
Quando ho iniziato, accettavo lavori ovunque: Parigi, Palermo, Ancona, Toscana. Oggi voglio che Doorbusters cresca nella mia terra, Cuneo. Voglio che la gente sappia chi siamo e cosa facciamo. E anche su questo, in community, ho ricevuto una lezione che porto con me: "Impara a dire di no. Ti farà dormire meglio."
In Private mi dicono spesso che quando parlo, prendo "degli schiaffoni". E hanno ragione. Sono schiaffi che ti svegliano, che ti riportano a chi sei davvero. Perché quando tutti ti dicono "bravo", non cresci. Ma quando qualcuno ti guarda negli occhi e ti chiede: "Hai pensato a questo? Sei sicuro?", allora inizi davvero a volare.
Private non è solo un luogo. È uno specchio. È un confronto onesto. È uno spazio dove un artigiano può sedersi accanto a un imprenditore con cinquecento dipendenti e sentirsi alla pari. Perché qui non conta quanto fai. Conta chi sei.