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La storia di

Mariella Bonelli

Professionista e imprenditrice nel settore dei servizi linguistici

Mariella Bonelli

"L'INTUIZIONE CHE DIVENTA MARCHIO REGISTRATO"

La storia di MARIELLA BONELLI – Titolare Studio Bonelli

Quando mi chiedono cosa faccio, spesso rispondo: "interprete". Lo dico perché mi presento con le "cuffie da DJ", visto che lavoro traducendo in tempo reale. Ma la verità è che la mia attività è più ampia. Ho un'agenzia di servizi linguistici e mi occupo di traduzione, interpretariato e assistenza a clienti stranieri, soprattutto investitori che arrivano in Italia e si trovano a gestire una realtà nuova: complessa, piena di dettagli e spesso disorientante. Il mio lavoro è aiutarli a capire, comunicare e muoversi con sicurezza, eliminando barriere linguistiche e culturali.

Sono entrata in Private Community circa un anno fa. La mia prima visita è stata a novembre 2024 e ci sono andata già con l'intenzione di iscrivermi. Mi piaceva l'idea di un percorso di sviluppo professionale supportato da pari, persone con cui potersi confrontare davvero. Mi affascinava l'idea che la crescita potesse nascere non solo dallo studio o dalla formazione individuale, ma anche dallo scambio e dall'esperienza degli altri.

Quella prima visita, però, è stata anche un piccolo shock.

Ricordo che la focus session era sul "primo appuntamento" e io mi sentii improvvisamente fuori contesto. Nel mio lavoro, infatti, il primo appuntamento quasi non esiste. Le persone mi contattano già con un'esigenza molto chiara: devono tradurre un documento, hanno bisogno di un interprete, chiedono un'offerta e poi mi confrontano con altri, sulla base di ciò che propongo e del costo. È una dinamica diretta, immediata, spesso molto tecnica. Io cerco di farmi trovare più che andare a cercare attivamente, anche se la presenza online mi aiuta molto e nel tempo ho costruito una rete solida.

Eppure, c'era un caso in cui un "primo incontro" esisteva davvero: quello legato alla mia attività con gli investitori stranieri che acquistano immobili in Italia. In alcune situazioni, prima della firma dal notaio, mi capita di incontrarli durante le visite agli immobili o nelle fasi preparatorie. Lì nasce un contatto più umano, più profondo, e spesso il rapporto non finisce con la traduzione dell'atto.

Così, per riuscire a lavorare nella focus session, decisi di concentrarmi proprio su quella situazione.

Ed è lì che è accaduto qualcosa che non dimenticherò.

Combine® mi ha aperto una prospettiva che io non avevo mai visto in modo così chiaro. È stato come una lampadina improvvisa, come un vulcano che esplode dentro una routine che credevi già definita. Mi ha suggerito non solo di valorizzare quel tipo di incontro, ma di creare un servizio specifico, strutturato, dedicato agli stranieri. Mi ha persino suggerito il nome: doveva contenere la parola "concierge".

All'inizio mi sembrò quasi assurdo. Io quel tipo di supporto lo offrivo già, certo, ma in modo spontaneo, naturale. Negli anni, infatti, mi ero accorta che molti investitori non avevano bisogno soltanto di qualcuno che traducesse: avevano bisogno di una figura di riferimento. Erano spaesati sul territorio, non parlavano bene l'italiano, non conoscevano le procedure. Così avevo iniziato ad accompagnarli anche in altri contesti: medico, avvocato, pratiche sanitarie, contratti di affitto, utenze, documenti da comprendere. E quella parte del mio lavoro, lo ammetto, mi piace moltissimo.

Dentro c'erano tutte le mie competenze: la lingua, l'interpretariato, la traduzione, ma anche la conoscenza culturale. Io parlo inglese, tedesco e francese e conosco bene le differenze culturali di questi mondi, i modi di comunicare, le aspettative, le sensibilità. È un dettaglio che spesso non si vede, ma fa un'enorme differenza. E i clienti lo percepiscono subito.

Sono tornata a casa, quella sera, profondamente colpita.

Non immaginavo di poter formalizzare quella parte della mia attività. E invece, durante le vacanze di Natale, ho lasciato che l'idea sedimentasse. A gennaio, quando mi sono iscritta, ero già pronta a svilupparla.

Ho iniziato con ricerche molto precise, soprattutto in ottica internazionale. Volevo capire se la parola "concierge" fosse riconoscibile, se il concetto esistesse già, se potesse funzionare come posizionamento. Ho scoperto che era esattamente così: oggi "concierge" è un'idea chiara per chi cerca assistenza personalizzata, una figura che risolve problemi e guida. Ho scelto di mantenere quella parola e ho costruito un nome pensato per l'estero, potente come chiave di ricerca: Relocation Concierge.

So che per un italiano può suonare particolare. Ma per il target internazionale è immediato: relocation significa trasferirsi, spostarsi in un altro paese, e in quel mondo la parola è fortissima. Le due parole insieme avevano un senso chiaro, e soprattutto rispecchiavano perfettamente ciò che io stavo già facendo, ma senza nome e senza struttura.

Poi è iniziato il percorso vero.

Io non l'ho costruito da sola. E questa è una cosa che per me fa tutta la differenza.

La community mi ha accompagnata in ogni step. Ho chiesto pareri sul nome, sull'identità grafica, sul modo di comunicare, sulla mia presenza online. Ho chiesto alle persone di guardare il mio sito e i miei social con occhio critico. A volte mi hanno dato conferme, altre volte consigli specifici, anche molto tecnici. Piccoli commenti che per loro sembravano quasi insignificanti, per me erano un'accelerazione. Un'idea. Una direzione. Un dettaglio che cambiava tutto.

A un certo punto, sempre grazie al percorso, è arrivata una decisione ancora più importante: creare una società.

Fino ad allora ero una professionista. Ma volevo staccare l'attività dalla mia persona, renderla un'entità autonoma, riconoscibile, potenzialmente vendibile in futuro. Volevo che fosse qualcosa che potesse vivere anche oltre me e presentarsi sul mercato con una sua identità.

Così, mentre continuavo a sviluppare Relocation Concierge, ho creato anche la mia società: Studio Bonelli, che raccoglie sotto di sé questo nuovo progetto.

Ho registrato il marchio circa un mese fa, e dieci giorni fa ho costituito la società. Un percorso che, se ci penso, in meno di un anno mi ha portata a fare progressi che da sola avrei impiegato anni a costruire.

Oggi il mio lavoro è ancora principalmente legato a traduzioni e interpretariato. Relocation Concierge è un progetto affiancato, una parte minore in termini di volume, ma enorme in termini di visione e prospettiva. Mi entusiasma perché amplifica ciò che già faccio e crea una nuova possibilità: un servizio che porta valore, che fidelizza, che genera continuità nel tempo.

E oltre ai risultati, c'è qualcosa che mi ha colpita ancora più profondamente: la dimensione umana.

In Private Community ho visto persone aprirsi su aspetti personali, anche delicati, in un ambiente protetto, senza giudizio. Ho sentito il valore del supporto anche quando non viene detto nulla, anche nel silenzio. Ti senti in un luogo sicuro. Ti senti capita. Ti senti accompagnata.

E questo, per chi lavora da solo o in piccoli contesti, è raro.

Il motivo per cui consiglierei Private è semplice: nel percorso professionale o imprenditoriale è difficilissimo avere pari con cui confrontarsi davvero. Il confronto "alla pari" non è una cosa scontata, anzi. E spesso la nostra categoria, soprattutto tra professionisti, è chiusa, accademica, poco incline all'evoluzione. Io stessa non mi sono mai sentita pienamente compresa in quel contesto.

Qui, invece, il confronto non è soltanto professionale. È a 360 gradi. È strategia, visione, scelte. È vita e lavoro insieme. Ed è questo che rende il percorso così concreto.

A volte penso che sia proprio questo il cuore: non ti viene chiesto di cambiare chi sei. Ti viene chiesto di crescere, con metodo, con continuità… e soprattutto con persone accanto.