Alessandro Marco D'Ambrosio
Imprenditore nel settore sanitario e socio-assistenziale
"È TUTTA VITA: LA MIA SVOLTA IN PRIVATE COMMUNITY."
La storia di Alessandro Marco D'Ambrosio – Imprenditore | Il Sole Residenze del Sollievo
A ventotto anni mi sono ritrovato in un momento molto delicato. Un momento in cui c'è tanta carne sul fuoco e non puoi far finta di niente. Noi stiamo attraversando un passaggio generazionale importante, io sono in procinto di costituire una nuova società, una nuova ala del nostro gruppo, e tutto questo ti porta addosso un peso enorme.
Io lavoro in un gruppo che si occupa di strutture sanitarie per anziani. Abbiamo più realtà: una SRL, una fondazione, una cooperativa sociale, un'associazione di volontariato. Siamo partiti anni fa con una struttura piccola, otto o nove posti letto, e oggi siamo arrivati a cinquantaquattro, mattone dopo mattone, passo dopo passo. È un lavoro che mia madre ha costruito dal niente. Lei è inglese, è arrivata in Italia senza nemmeno parlare italiano e ha creato tutto con il cuore e con l'anima.
Io ho cominciato presto. A diciotto anni ero già in azienda a fare la gavetta. Turni, cucina, dove serviva. E crescendo mi sono trovato dentro una realtà complessa, soprattutto oggi, perché il nostro settore è in enorme difficoltà. Non trovi personale, non trovi figure, non trovi risorse. È dura.
Ed è proprio in questo contesto che Private Community per me è stata una svolta.
Quello che mi ha colpito di più, e che mi ha anche un po' stravolto in positivo, è stato il modo diverso di chiedere aiuto. Io venivo da altre organizzazioni imprenditoriali, dove sì, ti confronti, ma è un'altra cosa. In Private invece ho capito cosa vuol dire davvero portare un problema sul piatto e farti aiutare senza paura del giudizio.
Tutto è nato proprio dal capire i miei errori e buttarli sul tavolo senza filtri. Ho cominciato a farmi aiutare con le richieste e con il Lab che facciamo ogni settimana. È lì che ti rendi conto che non sei solo, che puoi portare un problema concreto e ricevere subito esperienze vere da chi ci è già passato.
Da lì mi sono praticamente autocostruito uno schema mentale. Non teoria, ma cose pratiche che ti restano addosso e che applichi dal giorno dopo.
E questa cosa io l'ho vista non solo su di me, ma anche sugli altri.
C'è un ragazzo della community che ha un'azienda di dolci, una pasticceria a Sanremo, una realtà importante, un fiore all'occhiello della città. Lui aveva un obiettivo chiarissimo: esportare il suo prodotto a livello mondiale. Lo portava sempre sul tavolo, ne parlava continuamente.
Poi una settimana non si è presentato al lab e noi ci siamo chiesti come mai. Il motivo era semplice: quel giorno aveva la ditta che gli andava a prendere le misure perché aveva appena aperto il punto di produzione. E nel frattempo aveva già chiuso contratti a livello mondiale.
Io dentro di me ho pensato: porca miseria, è bellissimo. Perché il successo se l'è costruito lui, certo, ma portarlo in community secondo me ha accelerato tutto. Il contributo è stato trovarsi davanti sette imprenditori che gli hanno detto una cosa sola: vai. Noi ci siamo. Noi ci saremo. Non vediamo l'ora di condividere il tuo successo con te.
Quella spinta, quella scintilla, a volte è esattamente quello che ti serve per far partire davvero ciò che sai già fare.
Una delle cose più belle, per me, è stato viverlo insieme a mio fratello. Noi ci eravamo un po' distaccati nel lavoro. Ognuno aveva la propria mentalità, non c'era più quel dialogo calmo, pacato, erano sempre toni alti. Invece questo percorso ci ha unito.
Mi ricordo che ai primi incontri lui stava in fondo al tavolo, staccato da tutti, e io stavo dall'altra parte della sala. Adesso invece lui è diventato quasi il nucleo del gruppo. E questa cosa per me è enorme.
Io stesso sono cambiato.
Prima in azienda avevo un ruolo che era il figlio del capo, non l'imprenditore. E questa cosa pesa, perché poi ti senti non preso sul serio. Io mi facevo carico di tutto. Assorbivo i problemi degli altri, perdevo energia per risolvere cose che non erano mie, e intanto si creavano troppe confidenze, troppe battute. Quando davo indicazioni non venivano rispettate.
A un certo punto ho capito che dovevo costruire dei confini. Ho cominciato ad alzare dei muri per salvaguardare me e soprattutto la società. Poi, dopo mesi, ho iniziato ad aprire le finestre. Ho trovato un equilibrio. Ho capito cosa vuol dire farsi rispettare, avere un ruolo, essere imprenditore davvero.
E questo ha avuto effetti concreti anche sul personale.
Io avevo un problema enorme: sentirmi poco attrattivo. Nel nostro settore è difficilissimo trovare persone. Fino a sei mesi fa, se mi arrivavano dieci curriculum, prendevo il primo che diceva sì, e dopo una settimana ero punto e a capo.
Oggi è diverso. Solo in un pomeriggio mi sono arrivati dieci curriculum e li ho sentiti uno per uno. Seguendo i consigli degli imprenditori della Community ho imparato a essere diretto, veloce, presente. A scegliere. A non prendere la prima cosa che capita.
E poi c'è stato un altro switch gigantesco: l'organizzazione.
Io sono sempre stato disordinato, uno senza agenda. Uno del "poi lo faccio". Poi glielo dico, poi metto la sveglia, poi ci penso. In Private mi sono costruito uno schema mentale: al primo posto la precisione. Ho iniziato anche solo usando Google sul telefono per segnarmi gli appuntamenti. Dopo sei mesi mi sveglio e guardo automaticamente la giornata. Non l'avevo mai fatto in ventotto anni.
Ma la cosa più incredibile, quella che non mi aspettavo, è stata Combine®.
Io fino al primo incontro ero allergico all'intelligenza artificiale. Lo dico davvero. Pensavo che se la usavo non sarei più stato capace di pensare con la mia testa, di costruire un progetto mio.
Poi ho fatto il primo approccio con Combine® e mi ha tirato giù delle cose che mi hanno fatto dire: wow.
Sono tornato a casa e ho iniziato a usarla ovunque. Durante Natale ero in ufficio a lavorare su un sistema che mi progetta la turnistica del personale in automatico. Io metto tre input e lui me lo fa in quaranta secondi. Una cosa che prima mi portava via un giorno intero.
Per me quello è tempo recuperato. È efficienza. È lucidità.
E la differenza è che Combine® mi conosce. Non è uno strumento generico. È su di me. Sa chi sono, come lavoro, cosa sto costruendo. È come avere un supporto costante.
In questi mesi mi sono cambiato tante cose: ruolo, gestione dei collaboratori, abitudini, efficienza. E soprattutto ho imparato una cosa enorme: non sentirmi in colpa se mi prendo tempo per me.
Io ho visto mia madre arrivare a un punto in cui è esplosa. È stata due anni in ospedale, tre mesi in oncologia. E allora ho capito: noi non abbiamo una data di scadenza come la passata di pomodoro. Non posso aspettare di vivere quando sarà troppo tardi.
Oggi se il sabato mattina vado a farmi una passeggiata non devo nasconderlo. Non devo sentirmi in colpa. Perché la vita è una.
Come il nome della Community in cui sono cresciuto in questi sei mesi: È tutta vita.
Io quella frase me la sono anche tatuata sul polso, perché per me è diventata un modo di stare al mondo. Un promemoria continuo. La vita è corta, è fragile, è imprevedibile. Io lavoro con gli anziani e vedo persone arrivare a 65 anni con l'Alzheimer che non riconoscono più i figli.
E allora ti rendi conto che non ha senso vivere schiacciato dal giudizio, dall'ansia, dal peso.
"È tutta vita" significa questo: ci si rialza, si va avanti, si cresce. Insieme.